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INFEA News - Veneto - L'uomo e la forza della natura
Oggetto: INFEA News - Veneto - L'uomo e la forza della natura
Data invio: 2010-12-31 11:08:19
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Dicembre 2010
L'UOMO E LA FORZA DELLA NATURA

Le recenti alluvioni in Veneto inducono ad una riflessione sul rapporto tra uomo e forza della natura e ci riportano alle nostre radici, ci fanno ripensare a sicurezze psicologiche e non, da rimettere in discussione.


Sommario:

 

ARPAV

Il tempo dell'uomo, il tempo della natura

Alluvione VenetoLe recenti alluvioni in Veneto (settembre 2007, ottobre/novembre 2010), l'allerta meteorologica per frane e per criticità idrogeologica e idraulica, hanno riproposto all'attenzione di tutti, per alcuni in modo anche drammatico, lo stretto legame che l'uomo ha con il territorio, con l'acqua, la terra, il cielo, la pioggia. Molti di noi si sono fermati in quei giorni a guardare dagli argini e dai ponti i fiumi in piena, osservando impotenti la forza della natura, motore primo del nostro pianeta e della nostra esistenza.

La natura ha dinamiche, ritmi, tempi diversi dall'uomo, segue le imprescindibili leggi fisiche della necessità, non conosce desideri o bisogni voluttuari, è così e basta. Inesorabile nella sua bellezza e nelle espressioni di forza, la sua devastante energia distruttrice è visibile a tutti. Terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche manifestano la dinamica interna della Terra, residue testimonianze di quando si è formato il pianeta e da sfera incandescente si è via via raffreddato, attraverso ere geologiche, milioni di anni di evoluzione fino a diventare il pianeta azzurro.

ARPAVL'imponderabile forza della natura e la sua prorompente vitalità sono state fin dall'antichità oggetto di interesse; l'uomo si è sempre interrogato su quali fossero le cause degli eventi naturali straordinari cui assisteva come ad esempio le piene del Nilo e le manifestazioni improvvise e disastrose come l'eruzione del Vesuvio, che spazzò via Pompei con i suoi abitanti - a lato, William Turner (Londra 1775 - Chelsea 1851) Eruzione del Vesuvio. Nel passato la spiegazione che di tali fenomeni veniva data era di natura divina, si ricorreva spesso ai miti, ricordiamo ad esempio nella mitologia greca Pandora che aprì il famoso vaso da cui uscirono tutti i mali del mondo comprese le catastrofi naturali. Successivamente l'uomo ha trascurato l'aspetto metafisico di questi accadimenti per ricercarne le cause scientifiche, per avere delle risposte certe e favorire il diffondersi di una cultura fondata su una maggiore consapevolezza dei fenomeni naturali.
Tuttavia ciò che l'uomo ha sempre provato e prova tutt'ora di fronte alla potenza degli eventi naturali, anche ineluttabili, è certamente interesse, fascino, ma anche sgomento e paura. Questo particolare legame, rapporto tra 'meraviglia' e 'inquietudine' ha ispirato poeti, scrittori, pittori e artisti in genere che, con le loro opere, hanno cercato di esprimere il proprio modo di sentire e di vivere l'armonia con la natura oppure il contrasto tra un sentimento di appartenenza viscerale e un desiderio di dominio per sopravvivere, per non esserne sopraffatto.

Così Mario Rigoni Stern (Asiago, 1921-2008) in "Arboreto Salvatico" (1991), libro che descrive le piante attraverso annotazioni botaniche, accompagnate da richiami al loro significato nell'antichità, evoca la perfetta unione dell'uomo con la natura, frutto della consapevolezza di essere parte di un ecosistema perfetto, ma anche fragile del quale l'umanità sembra non accorgersi.

Così Leopardi (Recanati, 1798 - Napoli,1837) nel XXIV Canto "La ginestra o fiore del deserto", descrive il desolato paesaggio delle pendici del Vesuvio, che mostra la forza e la potenza distruttrice della natura. La ginestra che lì cresce ed è simbolo di tenacia e capacità di resistere alle avversità, si piega, ma sa reagire e rinascere, fa parte della grandezza della natura. L'uomo invece è un essere debole in confronto all'immensità della vita universale, all'energia che essa sprigiona. Secondo il poeta ad essa l'uomo non può opporre altro che il suo orgoglio privo di senso ed essere cosciente della propria condizione esistenziale: fragile, debole e passeggera.

"...A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
È il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto..."
(da "La ginestra o fiore del deserto" di G. Leopardi)


Nonostante i numerosi sforzi fatti dall'uomo per governare l'ambiente naturale e adattarlo alle proprie esigenze, la natura si ribella e in un attimo spazza via vite e certezze. Poca cosa è l'uomo di fronte ad essa, come scrive Leopardi contemplando di notte le pendici del Vesuvio sotto l'infinito cielo stellato.

La Terra è geosfera, biosfera e atmosfera, segue il movimento dell'intero cosmo, dove ogni particella è in moto relativo secondo reciproci delicati equilibri e in costante cambiamento. L'uomo appartiene al delicato equilibrio della natura ed è soggetto alle sue leggi, non ne è il legislatore, perché dimenticarlo?

La letteratura, l'arte, la poesia, la scienza studiano da sempre il rapporto uomo e natura e ci danno spunti per riflettere, per sincronizzare di nuovo l'orologio umano con l'orologio cosmico, riascoltando i ritmi del pianeta.

Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo - 1921) poeta contemporaneo, impregna il linguaggio della sua poetica di vocaboli e descrizioni di paesaggi, animali, piante, luoghi, in un dialogo continuo con il mutare della natura, di cui conosce e descrive ogni singolo e infinitesimo aspetto, specchio muto, ma eloquente per l'uomo capace di ascoltare, dell'intricato animo umano. Il suo impegno per la tutela del paesaggio veneto contro la cementificazione e la distruzione del territorio è espressione concreta di quanto troviamo nelle sue poesie dove forte è il senso di appartenenza alla terra e al mondo naturale:

"..., o colli
In sì gran parte specchi a me conformi.
Ah, domata qual voi l'agra natura,
pari alla vostra il ciel mi dia ventura
e in armonie pur io possa compormi."
(da "Notificazione di presenza sui Colli Euganei - IX Ecloghe Poesie (1938-1986) di A. Zanzotto, Ed. Mondadori)

Anna Gardellin e Wally Morello


ARPAV - Settore per la Prevenzione e la Comunicazione Ambientale
Centro Regionale di Coordinamento IN.F.E.A.

Piazzale Stazione, 1 - 35131 Padova
Tel 049 8767606/644 - Fax 049 8767682
dsiea@arpa.veneto.it - www.arpa.veneto.it



L'INTERVISTA

Luca Mercalli

L'uomo e la forza della natura

Luca MercalliL'uomo è parte integrante della natura e ne è al tempo stesso soggetto autonomo che, a seconda delle situazioni, può assumere il ruolo di alleato e partner o avversario e addirittura nemico. Il rapporto dell'uomo con la natura è una delle questioni cruciali di questo XXI secolo e dal quale dipende buona parte della qualità di vita futura del genere umano. Su questo abbiamo voluto sentire il dottor Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana.

L'uomo e la natura, un rapporto che esiste da sempre e che ha conosciuto fasi diverse. Oggi come vede questo rapporto?
Lo vedo come lo osservano tutti quelli che lavorano in ambito scientifico e hanno la possibilità di considerarlo attraverso una visione interdisciplinare. Si tratta di un rapporto molto diverso rispetto al passato: mai come ora, infatti, l'uomo ha avuto così tanta capacità di incidere sull'ambiente e le nostre forze competono con quelle della natura. Mai come in questi tempi l'uomo ha inciso sull'ambiente, alterandolo a scapito delle altre specie, provocando anche estinzioni, deforestazioni.
Si tratta di indicatori reali e corretti sui quali bisogna riflettere. Viviamo una sorta di paradosso. A tale riguardo: non c'è la percezione dei disastri che tutto questo può provocare se non quando si palesano.

Vi è dunque a riguardo una responsabilità particolare dell'uomo rispetto al futuro della natura.
Sicuramente. Certi dati osservati dalle varie scienze evidenziano che vi sono comportamenti e condizioni che rischiano di rendere la situazione insostenibile. Il cambiamento dei nostri comportamenti deve avvenire non solo per rispetto della natura, tema rispetto al quale si possono avere anche opinioni diverse, considerandolo un valore etico opinabile, tale cambiamento dovrebbe esserci per un interesse nostro diretto, perché ci conviene: è infatti la condizione per garantire il nostro benessere futuro che è legato al buon funzionamento dell'ambiente di cui noi facciamo parte

In alcuni frangenti l'uomo sembra dimenticarsi della forza della natura e la riscopre in modo drammatico in occasione di gravi calamità. Perché questa mancanza di memoria? Alla base c'è forse un peccato di presunzione da parte dell'uomo?
È bene renderci conto che facciamo parte di un sistema – per esempio se lo paragoniamo ad una casa e mettiamo i rifiuti sempre in cucina, prima o poi accadrà che non potremo più viverci e li dovremo portare via, altrimenti l'ambiente sarà invivibile. Così sta accadendo nella nostra vita quotidiana.
Va inoltre tenuto presente che non si deve personificare la natura, attribuirle cioè caratteristiche come fosse una persona. La natura, come ci dice Leopardi nel "Dialogo della Natura e di un islandese " è indifferente. Sta a noi, per le conoscenze che abbiamo, cogliere in anticipo i segnali che ci arrivano. Abbiamo una capacità di osservazione mai avuta, dobbiamo sfruttarla. Le leggi fisiche governano l'uomo e la natura e in base a queste sta a noi creare condizioni opportune per un equilibrio positivo.

Rispetto ai rischi che l'uomo corre, la consapevolezza sembra accresciuta, sulla questione del clima per esempio vi è una attenzione maggiore. È d'accordo?
Il clima è uno degli indicatori e da questa situazione, non l'unico. Indubbiamente la consapevolezza è cresciuta da parte dell'opinione pubblica, ma non altrettanto si può dire la volontà di azione. Assistiamo a un dibattito a tratti furioso tra chi dice che ci sono problemi e rischi e quanti invece sostengono che non c'è alcun problema e che è solo un problema di chi fa catastrofismo.
Il risultato è che il tutto finisce in una confusione generale, tutto rimane bloccato e si lascia tutto così com'è.

Lauro Paoletto



IL LIBRO

Il cambiamento climatico spiegato ai ragazzi

Pensando al rapporto tra uomo e natura, non si può non pensare, come detto in premessa, anche alle recenti alluvioni che hanno colpito il Veneto e di conseguenza ai cambiamenti climatici.
Per questo proponiamo un libro che spiega il clima a bambini e ragazzi.

Il Clima - Daniele PernigottiIl cambiamento climatico è un tema tanto importante quanto complesso, destinato ad assumere ancora maggiore importanza in futuro. Per i giovani è però difficile trovare dei testi in grado di coniugare completezza scientifica con un linguaggio chiaro e semplice allo stesso tempo. Proprio in questo spazio si inserisce il testo di Daniele Pernigotti che, grazie alla presenza di numerosi box, giochi ed esempi e ad una grafica particolarmente attenta ed accattivante, riesce ad assicurare una lettura piacevole e coinvolgente.
La parte scientifica, basata sugli studi più completi ed aggiornati ad oggi disponibili, è affiancata da una spiegazione dei processi internazionali in continua evoluzione quali ad esempio il Protocollo di Kyoto.
Il capitolo finale fornisce anche degli spunti pratici su come è possibile ridurre il proprio impatto sul cambiamento climatico a scuola, a casa e con gli amici.

Daniele Pernigotti ha oltre 15 anni di esperienza in campo ambientale. Si occupa, a livello internazionale, dello sviluppo delle norme tecniche sui gas serra ed è coordinatore del gruppo UNI sull'impronta climatica. È inoltre giornalista freelance nel settore del cambiamento climatico.

Il Clima
Daniele Pernigotti
Giunti Editore, Gennaio 2011

Paolo Manza



Nodo IN.F.E.A. TREVISO

Scuole capaci di futuro

Un progetto di Educazione Ambientale per creare comportamenti positivi nei confronti delle risorse presenti nel territorio vicino alla scuola e alla vita dei nostri ragazzi.

Gli aborigeni australiani usano le cosiddette Vie dei Canti per tracciare una mappa del loro territorio. Per loro, la nazione-continente che li ospita, è un insieme di linee tortuosissime che si intersecano più e più volte, e ciascuna di queste piste è percorsa da un determinato canto, per noi misterioso. Ogni canto antichissimo narra una storia accaduta lungo quel sentiero, di solito un'intricata favola ricca di riferimenti mitologici e piena di significati emozionali. Le Vie dei Canti creano tutte insieme un groviglio complesso, così che ogni punto di questa rappresentazione emotiva dello spazio non può essere ridotta ad una intersezione di coordinate geografiche perché, non conta solo dove ci troviamo, ma anche da dove siamo venuti e, in definitiva, l'intero percorso cioè il passato, il presente e il futuro dell'ambiente e della comunità che lo abita.

Se la nostra specie si ritiene abitante dell'ecosistema Terra, ma non soggetta ai vincoli ecologici allora può comportarsi come se le risorse fossero illimitate e come se le regole interne ai sistemi ecologici e alle reti alimentari potessero essere stravolte senza alcuna conseguenza; o come se, senza nessun problema, qualunque parte del territorio del proprio comune potesse venire modificata, cambiandone i connotati che testimoniano un percorso storico: un "canto" scritto da una moltitudine di persone che hanno vissuto quei luoghi prima di noi.

Il nostro agire quotidiano influenza, inevitabilmente, il patrimonio di naturalità che avranno a disposizione le generazioni future e la responsabilità che abbiamo verso noi stessi e il territorio che ci circonda rappresentano l'inizio del vero cambiamento.

TV 01Così possiamo paragonare i "canti" degli aborigeni a ciò che oggi rimane come traccia degli elementi costitutivi di un paesaggio (il fiume, i torrenti di risorgiva, la linea delle risorgive con i suoi fontanili, i terrazzi alluvionali, i depositi delle correnti fluvio-glaciali, le vegetazioni riparie...) e l'intervento dell'uomo (la forza dell'acqua, i salti d'acqua, i vecchi mulini, gli antichi folli e i magli, i canali di bonifica, la campagna bonificata e i campi chiusi, le rogge e il sistema di chiuse,…) come base da cui partire per un percorso di lettura del paesaggio. In questo approccio può risultare molto utile rivelare quali siano da un lato le regole dell'abitare questa casa, dall'altro quali strategie si possono adottare per rileggere la storia di un territorio e per provare a ipotizzare le soluzioni per sanare i graffi che l'uomo ha provocato con la sua attività di trasformazione, a volte sconsiderata.

Da queste premesse, muove il progetto "Scuole capaci di futuro" proposto da Legambiente (coordinamento provinciale dei circoli Piavenire, Sernaglia, Valle del Soligo e Treviso) con il patrocinio e il contributo finanziario dell'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Treviso e del Consorzio "Piave". Il progetto si articola in 3 percorsi educativi: Acqua e vita; Biodiversità; Energie Rinnovabili. Le classi opereranno sulle tematiche relative all'individuazione delle componenti biotiche ed abiotiche dei corsi d'acqua, analizzando le evidenti modificazioni apportate dalle attività umane sui sistemi di regimazione idraulica; sulla scoperta della biodiversità anche in ambienti con forti processi di antropizzazione, dove operare con azioni concrete per il ripristino ambientale; sull'analisi dei cambiamenti climatici e delle energie rinnovabili ipotizzando comportamenti virtuosi per il risparmio energetico e per l'adozione di stili di vita sostenibili.

TV 02La proposta didattica rivolta alle scuole primarie e secondarie (di primo e secondo livello) della provincia di Treviso ha l'obiettivo di provare a riannodare i fili dei racconti interrotti che parlano di acque turbinose, di anse fluviali, di boschi igrofili, di golene e di lanche, di storie fantastiche sullo scorrere dell'acqua ed intorno ai fontanili. L'obiettivo è creare conoscenza e comportamenti positivi nei confronti delle risorse presenti nel territorio vicino alla scuola, ai bambini e ai ragazzi. Il lavoro verrà affrontato con linguaggi multidisciplinari e percorsi di scoperta condivisi, preparando gli studenti alla comprensione dei gravi problemi del mondo contemporaneo e, allo stesso tempo, riflettere sulle strette relazioni che intercorrono tra l'azione di oggi e le conseguenze che si possono determinare in futuro.

In particolare il progetto proposto opererà sul problema dell'uso dell'acqua e della corretta gestione della risorsa idrica scegliendo casi di studio vicini ai vissuti dei bambini, con il supporto essenziale degli insegnanti: a conclusione del progetto, saranno realizzati 3 momenti di intervento per il ripristino e la valorizzazione di luoghi di valore ambientale nel territorio provinciale con la partecipazione delle scuole coinvolte.

La fase di programmazione delle lezioni del progetto "Scuole capaci di futuro" si sta concludendo in questi giorni (dicembre 2010) ed ha già trovato molto interesse e numerose richieste da parte delle scuole di ogni grado della provincia di Treviso, tale da raddoppiare le 30 richieste ipotizzate.

Per chi fosse interessato ad aver informazioni su questo progetto può contattare i Circoli di Legambiente di Sernaglia o "Piavenire" di Maserada sul Piave cell. 339 7831437; 347 2628836; 0438 966356; e mail: pozzogood@yahoo.it - mediapiave@libero.it o visitare il sito www.legambiente.qdp.it.

Contributo redatto da Piavenire di Maserada sul Piave con la collaborazione del Laboratorio territoriale nodo INFEA di Treviso.


TVLaboratorio Territoriale Provinciale di Treviso - Servizio Ecologia Provincia di Treviso
c/o Servizio Ecologia
Via Cal di Breda, 1160 - 31100 Treviso
Tel 0422 656783 - Fax 0422 582499
mobilita@provincia.treviso.it
- ecologia.provincia.treviso.it


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