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INFEA News - Veneto - IL VALORE DEL CIBO
Oggetto: INFEA News - Veneto - IL VALORE DEL CIBO
Data invio: 2013-12-23 16:15:00
Invio #: 46
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Dicembre 2013
Il valore del Cibo

Sommario:

  • ARPAV - Ridiamo “sapore” alla tavola
  • L'INTERVISTA - Dagli avanzi ai prodotti locali: la cucina rivoluzionaria di Piergiorgio Casara
  • IL LIBRO - IL LIBRO VERDE DELLO SPRECO IN ITALIA - L'ENERGIA
  • Nodo IN.F.E.A. PADOVA - ANCHE A PADOVA “LAST MINUTE MARKET”
  • Nodo IN.F.E.A. ROVIGO - L’ORTO A SCUOLA
  • Nodo IN.F.E.A. TREVISO - Progetto Brutti ma Buoni, con le eccedenze “serviamo chi serve”.
    La dispensa di Montebelluna distribuisce tonnellate di ortofrutta destinata allo smaltimento
  • Nodo IN.F.E.A. VICENZA - “Fuori di Zucca”: un sostegno sociale e per l'ambiente

 

ARPAV

Ridiamo “sapore” alla tavola

“Quella sera gli ospiti furono accolti sulla soglia della porta dal tepore e dal dolce profumo…Si sentivano sgelare il cuore così come le dita intirizzite…Di solito, a Berlevaag, nessuno parlava molto mentre mangiava. Ma quella sera, non si sa come, le lingue s’erano sciolte…Niente di ciò che accadde più tardi nella serata può essere riferito qui in modo preciso…soltanto che le stanze si erano ricolmate di luce celeste, come se innumerevoli piccoli aloni si fossero mischiati in un’unica e radiosa luce di gloria. Vecchi taciturni ricevettero il dono della parola, orecchi che per tanti anni erano stati quasi sordi si aprirono per ascoltarla, il tempo stesso s’era diluito nell’eternità. Molto dopo mezzanotte le finestre di quella casa brillavano come oro, e canti dorati ne sgorgavano fuori nell’aria invernale”

(Karen Blixen “Capricci del destino – Il pranzo di Babette”)
Foto tratta dal film “Il pranzo di Babette”
di Gabriel Axel


Capita sempre più spesso oggi di mangiare un boccone di corsa per riuscire a svolgere tutti gli impegni quotidiani, oppure fare uno spuntino veloce davanti al computer a qualsiasi ora per riuscire a terminare un lavoro. Le nostre giornate diventano sempre più frenetiche e il cibo rischia di diventare solo nutrimento per sopravvivere. Non dobbiamo permettere che ciò accada perché in questo modo rischiamo di perdere un sapere/sapore e un costume antico che fa parte di noi, della nostra identità e l’immagine tanto vagheggiata della famiglia riunita intorno al “desco” in piacevole conversazione sugli avvenimenti della giornata trascorsa, scompare.

Mangiare è più che nutrirsi: è stabilire una relazione con se stessi e con gli altri, è il piacere della convivialità e della condivisione che ha bisogno di tempo perché aggiunge al piacere di assaporare quello del dialogare, dello scambiare. A tavola dialoga la famiglia, s’incontrano gli amici, gli uomini d’affari, ognuno porta con sé la propria individualità e si mette in relazione con gli altri. Non si può negare il calore, il piacere e la gioia dei pasti consumati insieme alle persone care durante le festività e le ricorrenze, basi dei costumi sociali e delle tradizioni di una comunità, di un popolo. Stare a tavola “dandosi del tempo” può diventare un’esperienza dei sensi e del cuore se si riesce a percepire, dietro ai sapori, la mano che dona generosamente quello che possiede: l’arte di mescolare sapientemente e con fantasia gli ingredienti.

Creare o ritrovare un rapporto corretto con il cibo può significare: relazioni nuove rispettose degli altri, delle tradizioni, dei doni che la terra ci fa, affinché stare a tavola torni ad essere un’esperienza di sobrietà che coinvolga i sensi e dia gioia nel rispetto dell’ambiente.

Wally Morello
ARPAV Unità Operativa di Educazione Ambientale


ARPAV - Servizio Ambiente, Territorio e Comunicazione
Centro Regionale di Coordinamento IN.F.E.A

Via Matteotti, 27 - 35137 Padova
Tel 049 8239382/71
ea@arpa.veneto.it - www.arpa.veneto.it

 

L'INTERVISTA

Dagli avanzi ai prodotti locali: la cucina rivoluzionaria di Piergiorgio Casara

Al mattino è docente di filosofia al Liceo Pigafetta di Vicenza, ma non appena suona l'ultima campanella - in attesa della meritata pensione ormai vicina - cambia veste e si sposta ai fornelli. Piergiorgio Casara, 63 anni, è ormai un volto noto della cucina vicentina, spesso in coppia con Amedeo Sandri con il quale organizza corsi e serate culinarie a tema.

Ama definirsi “maestro di gastronomia” - «Chef – dice – è un’onorificenza che va data al mio amico Amedeo» - abituato a condire le pietanze che serve con riferimenti al pensiero filosofico e riflessioni sulla società contemporanea. In queste riflessioni ha preso piede il tema della “cucina degli avanzi” tanto che, alcuni mesi fa, Piergiorgio Casara e Amedeo Sandri hanno tenuto a Santorso (Vicenza) un corso sul tema, riscuotendo un successo inaspettato.


«Quando parliamo di cibo – ricorda Casara – dobbiamo stare molto attenti perché si tratta di un argomento che ha a che fare con la nostra quotidianità e rischia di essere vissuto come scontato, eppure la cucina può essere “rivoluzionaria” in quanto può essere uno dei nodi intorno ai quali ripensare i nostri stili di vita. Pensiamo al tema dello spreco o a quello della valorizzazione dei cibi tradizionali unita all'uso di prodotti del territorio che viviamo, cose alle quali non siamo più abituati, ma per migliaia di anni la nostra vita è ruotata intorno a ciò e la cucina italiana, di cui decantiamo la straordinarietà, nasce proprio da questo».


Sullo spreco alimentare, negli ultimi anni, è cresciuta una vera e propria bibliografia, decine, infatti, sono i testi e i contributi che ne analizzano cause ed effetti legati alla società dei consumi. Alcuni studiosi si sono spinti a dire che il cibo che produciamo sarebbe più che sufficiente a sfamare l'intera umanità, ma a causa degli enormi sprechi una parte importante della popolazione mondiale soffre ancor oggi la fame. «Ma non è soltanto per una spinta solidale – ci tiene a sottolineare Casara – che vogliamo parlare di cucina degli avanzi. Gli sprechi alimentari non sono soltanto una deviazione culturale frutto della spinta ai consumi, sono anche un delitto contro il gusto. Io sono figlio d'arte, mio padre era panettiere-pasticciere e io sono stato concepito dietro a un forno. A quei tempi di pane se ne mangiava tanto, ma quel che avanzava non finiva mai in pattumiera. Gli avanzi di pane sono un ingrediente fondamentale per le ricette più gustose, tanto che oggi c'è chi compra il pane e lo lascia apposta seccare per preparare il pranzo domenicale». Insomma, di quel che c'è in cucina e finisce nei nostri piatti, non si butta via niente: con qualche trucco e la conoscenza degli abbinamenti tra gusti è possibile preparare pietanze uniche e inaspettate. Tante sono le cose che nascono da avanzi: pensiamo ad esempio alle meringhe «la specialità della pasticceria di mio padre e definite dal suo conterraneo Luigi Meneghello “nuvole di panna”, nate dal sapiente uso di quella parte d'uovo , l'albume, che spesso buttiamo».


La cucina non è soltanto il luogo del riuso, ma anche quello nel quale è possibile dar valore al territorio in cui si vive e ai prodotti che esso produce. «Anche in questo caso – ricorda Casara – la nostra storia ci viene in aiuto. Tante delle prelibatezze che oggi andiamo a mangiare al ristorante, fino a ieri erano d'uso comune nelle nostre case. Pensiamo, per restare in Veneto, alla polenta. Eppure nelle nostre tavole siamo abituati a servire prodotti provenienti da ogni capo del mondo, dimenticando la ricchezza e la straordinarietà di quel che produce la nostra terra. Ma quanto è sana, per noi e per il pianeta, una cucina in cui il cibo che metto nel piatto ha dovuto compiere migliaia di chilometri per giungere alla mia bocca?» Una domanda a cui un numero crescente di persone cerca risposte, tanto che, negli ultimi anni, si sono diffusi in tutta Italia i Gruppi d'Acquisto Solidale (GAS), ovvero reti di cittadini che, insieme, costruiscono rapporti di fiducia con produttori del circondario. «Quello dei Gas – sottolinea Casara – è un mondo che ci piace perché non parla soltanto di una cucina più buona e salutare, fatta di prodotti del territorio in cui si vive e garantiti dal rapporto di fiducia con il produttore, ma anche di un'economia diversa, nella quale chi lavora la terra si confronta con chi consuma i prodotti e non con chi, in una logica di profitto, li vuole svalutare per strappare il prezzo più basso sul mercato globale. E’ interessante, per esempio, osservare quel che succede nei mercatini organizzati dai Gas; non c'è solo un rapporto di compra-vendita, ma un vero e proprio scambio di conoscenze tra i produttori che raccontano le caratteristiche dei prodotti e i consumatori che, descrivendo l’uso che ne fanno, danno nuovi stimoli e spunti a chi coltiva o produce artigianalmente. E’ un modo diverso di vivere, di relazionarsi, di stare in comunità. Tutto ciò parte da un bisogno quotidiano: quello di portare a casa qualcosa da mettere sui fornelli. Vedete che la cucina può essere rivoluzionaria?».

Marco Palma
coordinatore gruppo di lavoro Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile
Comune di Santorso

 

IL LIBRO

IL LIBRO VERDE DELLO SPRECO IN ITALIA - L'ENERGIA

Scheda del libro
Quando consideriamo gli sprechi di energia, alla maggior parte di noi vengono in mente lo standby degli elettrodomestici o le lampadine a basso consumo. Quando parliamo di sprechi alimentari, invece, la prima cosa che ci viene in mente è quel che resta in tavola. Eppure, essi rappresentano solo una minima parte dello spreco legato alla filiera agroalimentare e in pochi pensano al cibo come possibile causa di inefficienze.

In realtà, il settore agroalimentare consuma e spreca enormi quantità di energia, anche per smaltire quegli scarti che con tanta indifferenza prendiamo dalla tavola e buttiamo nella pattumiera. E non è tutto: nel 2010, per esempio, la produzione agricola lasciata nei campi del nostro Paese sarebbe bastata a riscaldare 400.000 appartamenti di classe A da 100 metri quadrati per un anno intero. Ed è di questi e altri sprechi che parla "Il libro verde dello spreco in Italia: l'energia", l'ultima pubblicazione di Andrea Segré e Matteo Vittuari.

Il libro, pubblicato da Edizione Ambiente, si pone l’obiettivo di analizzare la relazione tra sprechi ed energia lungo la filiera agroalimentare, analizzandola sia come produttore che come consumatore di energia. Se da un lato gli sprechi alimentari hanno ricadute negative in termini di consumi energetici, riducendo l’efficienza complessiva del sistema, dall’altro, proprio dagli sprechi e dagli scarti, è possibile produrre energia valorizzando prodotti destinati ad essere smaltiti come rifiuto.
Le chiavi di lettura attraverso cui può essere interpretata la relazione tra agricoltura, energia e società e tra sprechi ed energia all’interno della filiera agroalimentare sono molteplici: il testo proposto dai due autori prova ad approfondirle mettendo cibo ed energia sotto un'altra luce.

GLI AUTORI
Andrea Segrè è docente di Politica agraria, politiche dello sviluppo agricolo e Agricultural policies presso il Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna. Presidente di Last Minute Market (LMM), nonché promotore della Carta Spreco Zero, è autore di Libro nero dello spreco in Italia: il cibo (2010), Il libro blu dello spreco in Italia: l’acqua (Edizioni Ambiente, 2012) e Vivere a spreco zero. Una rivoluzione a portata di tutti (Marsilio, 2013).


Matteo Vittuari ha un dottorato in Cooperazione internazionale e politiche per lo sviluppo sostenibile presso l’Università di Bologna. È stato visiting researcher presso diverse università e centri di ricerca in Europa e negli Stati Uniti, tra cui il Center for International Development dell’Università di Harvard. Si interessa di sostenibilità delle politiche agricole e rurali, bioenergie e spreco alimentare.

 

Gli sprechi alimentari, ovvero 4,14 milioni di tonnellate di CO2 all'anno

Matteo Vittuari ha alle spalle esperienze di ricerca in Europa e negli Stati Uniti dove, tra l'altro, ha collaborato con il Center for International Development dell’Università di Harvard. Quest'anno, insieme ad Andrea Segré, ha dato alle stampe "Il libro verde dello spreco in Italia - l'energia".

«In Italia – racconta spiegando le motivazioni a partire dalle quali è nato il libro – lo spreco alimentare corrisponde a circa 3,6 milioni di tonnellate all’anno (considerando la filiera agroalimentare dalla produzione alla distribuzione, quindi consumo escluso) (dati LMM, 2010), e comporta l’emissione di ca. 4,14 milioni di tonnellate di CO2. Nel 2010 (ISPRA, 2012) l’Italia ha prodotto 501 milioni di tonnellate di CO2, ossia 16 milioni di tonnellate in più rispetto all’obiettivo di Kyoto, fissato in 485 milioni di tonnellate e il 6,5% in meno rispetto al livello del 1990.
Confrontando questo dato (16 milioni di tonnellate) con quello associato agli sprechi agroalimentari (4,14 milioni di tonnellate) emerge come le emissioni relative agli sprechi alimentari corrispondano a circa un quarto della riduzione prevista con il Protocollo di Kyoto
».

Nel libro parlate di doppio spreco di energia, cosa intendete? «Lo spreco di cibo comporta un doppio spreco di energia: da un lato le grandi quantità di input energetici utilizzati nella filiera, dall’altro l’energia alimentare prodotta, ma non consumata. In realtà si potrebbe parlare anche di triplo spreco, se si includesse l’ulteriore energia necessaria nella gestione e nello smaltimento dello spreco ormai diventato rifiuto. Ad esempio: si stima che negli Stati Uniti il consumo energetico attribuibile al rifiuto alimentare (che include anche lo spreco di cibo) sia pari al 2,5 % del totale nazionale (M. Webber, Università del Texas). In Italia, ipotizzando una percentuale di cibo sprecato del 20% - in realtà relativamente bassa - ca. il 3% del consumo finale di energia sarebbe attribuibile allo spreco alimentare. Questo dato sarebbe equivalente ai consumi energetici finali di ca. 1.600.000 italiani (stime UniBo e LMM)».


Produttori e distributori come si pongono di fronte a questi dati? Li conoscono? «Come dimostrano le numerose iniziative per la riduzione degli sprechi, produttori e distributori si stanno muovendo, tuttavia il cammino intrapreso è soltanto all’inizio. Come sottolineiamo nel Libro Verde un aspetto importante è analizzare la relazione tra spreco di cibo e spreco di energia attraverso diversi approcci. Ad esempio gettare cibo ancora consumabile non significa soltanto aver utilizzato inutilmente le risorse impiegate nei processi produttivi, ma anche sprecare l’energia chimica contenuta negli alimenti. In uno studio condotto in un ipermercato di Bologna, è stato rilevato che in un anno vengono smaltiti come rifiuto fino a 92.000 Kg di cibo commestibile, ossia una media di 252 kg al giorno, su cui pesano in larga parte frutta, verdura e carne. Tale quantità, tradotta in termini di energia chimica (alimentare), equivale a perdere ca. 310.000 Kcal al giorno, di cui quasi un terzo è rappresentato dalla carne. Si è stimato che con questi 252 kg di cibo sarebbe possibile fornire una dieta completa ed equilibrata per 18 persone al giorno, soddisfacendo a pieno il loro fabbisogno energetico. Allo stesso tempo, sarebbe possibile fornire una dieta parziale ad altre 323 persone al giorno».

Esiste una strategia nazionale per ridurre questi sprechi? «Il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando ha recentemente costituito - nell'ambito del Piano nazionale di prevenzione dei rifiuti - un nuovo pool contro lo spreco alimentare. Il Gruppo di Lavoro e prevenzione dello spreco alimentare è coordinato da Andrea Segrè ed è composto dallo scienziato Vincenzo Balzani, dalla regista Maite Carpio, attiva nella solidarietà e fondatrice dell’onlus Agenda Sant’Egidio, dall’attore Giobbe Covatta, da sempre impegnato in iniziative di solidarietà e dalla scrittrice SusannaTamaro, in prima linea nella battaglia contro lo spreco. Proprio questo board operativo sarà il motore di elaborazione del Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare di cui per la prima volta l'Italia si dota. Andrea Segré ha recentemente spiegato che il Piano sarà il portato di un'elaborazione congiunta da svilupparsi in una vera e propria Consulta composta da enti, associazioni, organizzazioni e imprese. Tutti gli attori della filiera e le organizzazioni attive nella lotta agli sprechi alimentari, che vorranno dare il proprio contributo, saranno chiamati ad esprimere indicazioni e buone pratiche per ridurre gli sprechi di cibo e la produzione di rifiuti. Il 5 febbraio 2014 è la data fissata per la convocazione degli “Stati generali” della prevenzione dello spreco alimentare che diventera' una vera e propria Giornata nazionale di lotta allo spreco del cibo».

Questi sprechi, quanto incidono sulle tasche dei consumatori? «Per analizzare il valore economico ed altri aspetti dello spreco attraverso indagini statistiche Last Minute Market ha creato - con il supporto dell’Università di Bologna-Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Dipartimento di Statistica e di SWG - il primo Osservatorio nazionale sugli sprechi: Waste Watcher. Secondo il rapporto Waste Watcher 2013 lo spreco domestico costa ogni anno agli italiani circa 8,7 miliardi di euro, quasi lo 0,5 % del Pil. Lo spreco settimanale per famiglia è di circa 213 grammi di cibo, per un costo di 7,06 €. Secondo la medesima indagine Waste Watcher, i consumatori italiani hanno però aumentato la consapevolezza sulla necessità di provvedimenti utili a contrastare lo spreco: ai primi posti nelle opzioni indicate dai cittadini l'istruzione nelle scuole e la comunicazione dei danni che lo spreco arreca all'ambiente e all'economia. E si sollecitano anche etichette alimentari più precise, confezioni di cibo più piccole e persino tassazioni commisurate alla quantità di spreco generata dai singoli».

La pubblicazione si inserisce nella campagna "Un anno contro lo spreco". Cos'è? «Un anno contro lo spreco è la campagna europea di sensibilizzazione intorno ai temi dello spreco lanciata nel 2010 da Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna-Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, divenuto eccellenza internazionale nel recupero delle eccedenze alimentari. Promosso in stretta partnership con il Parlamento europeo-Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale, dedicato nel 2010 agli sprechi alimentari, nel 2011 agli sprechi idrici e nel 2012 agli sprechi energetici, il progetto, a cura dell’agro-economista Andrea Segrè – fondatore e presidente di Last Minute Market – ha già ottenuto un importantissimo traguardo: quello di aver portato il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria a richiedere, nel gennaio 2012 a Strasburgo, l’istituzione del 2014 Anno europeo contro gli sprechi alimentari, quale strumento di informazione e promozione per sensibilizzare i cittadini europei. L’edizione 2013 della campagna è dedicata a Spreco Zero: un orizzonte, un obiettivo verso il quale tendere, uno stimolo per ridurre progressivamente il consumo di risorse e le emissioni nell’ambiente legate alle proprie attività. Qualsiasi tipo di attività infatti (evento, negozio, bar, ristorante, ecc), comporta in genere il consumo di risorse, sotto forma di prodotti, materiali, acqua ed energia e la produzione di scarti, sotto forma di rifiuti solidi, emissioni e scarichi».

Cosa possono fare gli enti locali per contribuire alla riduzione degli sprechi di cui parlate? «I comuni possono aderire alla carta SprecoZero. Con la carta SprecoZero i comuni firmatari si impegnano ad attivare il decalogo di buone pratiche contro lo spreco alimentare che rende subito operative le indicazioni della Risoluzione del Parlamento europeo contro lo spreco. La carta è stata sottoscritta da centinaia di Comuni, come Roma, Milano, Firenze, Torino, Napoli, Bologna, Venezia e le 64 municipalità dei Comuni Virtuosi italiani, oltre che dai Governatori del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Aderire è molto semplice: occorre scaricare la carta (http://www.unannocontrolospreco.org/it/), inserire il logo dell’Ente, firmarla ed invialra scannerizzata all’indirizzo e-mail indicato».
Marco Palma
coordinatore gruppo di lavoro Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile
Comune di Santorso

 

Nodo IN.F.E.A. PADOVA

ANCHE A PADOVA “LAST MINUTE MARKET”

Trasformare lo spreco in risorsa, questo è l'obiettivo del progetto Last Minute Market: un mercato dove per favorire gli indigenti, gli ultimi, non bisogna sprecare neppure un minuto e neanche un prodotto. Il recupero dei beni alimentari, rimasti invenduti per le ragioni più varie, viene concepito come fornitura di un servizio per chi li può offrire (le imprese commerciali o gli enti pubblici) e per chi li può domandare: i bisognosi che, attraverso gli enti di assistenza, ricevono in dono il cibo della solidarietà. Così l'alimentazione è garantita e i conti tornano.
Secondo un’indagine pubblicata nel 2012 e condotta da Fondazione per la Sussidiarietà e Politecnico di Milano, in collaborazione con Nielsen Italia, il cibo sprecato in Italia ammonta annualmente a 5,5 milioni di tonnellate, pari a 42 chilogrammi di cibo a persona. La quantità di cibo trasformata in valore economico (più di 12 miliardi di euro) dà un’idea ancora più netta di quanto incida tale spreco nella nostra società. Lo spreco avviene nelle famiglie (45%), ma soprattutto nella filiera alimentare (55%). Nel 2012, solo il 6% del cibo sprecato veniva riutilizzato per fini solidaristici.

A Padova l’iniziativa si è sviluppata grazie all’impulso dell’Amministrazione Comunale, Settore Servizi Scolastici, che ha promosso la raccolta del cibo, presso le mense scolastiche cittadine, da destinare ai bisognosi attraverso la realizzazione del progetto “Food Recovery” della Cooperativa Sociale Gruppo R.
Il carattere innovativo dell’attività proposta con il presente progetto, sta nel fatto che Gruppo R ha unito la risposta ad un bisogno immediato delle persone indigenti (il pasto) con un’attività che le vede coinvolte in prima persona nella risoluzione del loro stesso problema. E’ stato proposto ad alcune persone che frequentano il centro, la raccolta dei pasti presso le scuole pubbliche padovane, una casa di riposo e una scuola privata, in questo modo avviene l’incontro tra i ragazzi delle scuole e le stesse persone che consumeranno i pasti.
I pasti non consumati, nelle mense sopra citate, sono portati presso il centro “La Bussola”, dove un incaricato divide il cibo predisponendolo per il consumo immediato oppure conservandolo per un consumo futuro.
Tutte le persone coinvolte, prima di svolgere il servizio, sono state adeguatamente formate e hanno utilizzato gli strumenti idonei per garantire l’igiene e la conservazione dei cibi durante il processo. Inoltre, è stato assegnato loro un gettone, per il servizio offerto, in modo da valorizzare il lavoro svolto e motivare le persone stimolandole a diventare protagoniste di una loro nuova storia personale. L’intero procedimento avviene secondo una procedura standardizzata autorizzata dall’ Azienda ULSS 16 di Padova.

La raccolta pasti è un’attività che presenta diversi vantaggi: in primo luogo è un importante strumento di risparmio di cibo altrimenti destinato a diventare rifiuto, in secondo luogo è anche un efficace mezzo di assunzione di responsabilità degli individui. Inoltre, l’attività svolta da persone in condizione di emarginazione ha permesso loro di lavorare sulle risorse residue per intraprendere un percorso di reinserimento sociale e lavorativo. Per tale iniziativa sono state coinvolte circa 10 persone in un anno. Altro vantaggio è il risparmio generato per la collettività, attraverso il mancato costo sostenuto per dare un pasto caldo a circa 40 persone, per 6 giorni la settimana, quantificabile in circa 40.000 euro/anno.

Il progetto è sostenuto e sviluppato anche grazie alla partecipazione dell’ACLI provinciale di Padova con l’obiettivo di coinvolgere altri soggetti “donatori” di cibi non consumati (scuole, ospedali, supermercati) per riuscire a raggiungere il fabbisogno presentato da una fascia sempre più ampia di adulti in condizione di povertà estrema. Il progetto ha anche la finalità di diffondere la cultura del riutilizzo dei pasti non consumati presso gli studenti delle scuole padovane e avviare il processo di replicabilità del progetto presso gli altri Comuni.

Per quanto riguarda il miglioramento ambientale, sono stati raccolti più di 7800 pasti, incidendo positivamente sulla riduzione dello spreco di cibo.
Il progetto ha ottenuto uno dei premi previsti dal concorso nazionale “Impatto Zero 2013” con la seguente motivazione: “MIGLIORE COOPERATIVA VENETA - Gruppo_R di Padova con il progetto “Food Recovery”: gli utenti del centro diurno occupazionale “La Bussola”, dopo aver seguito un percorso di formazione si occupano della raccolta, dello smistamento e dello stoccaggio delle eccedenze alimentari di mense scolastiche. Il cibo raccolto viene poi consumato all’interno dello stesso centro da persone in stato di emarginazione sociale. La notevole riduzione degli sprechi alimentari e dell’ammontare dei rifiuti urbani viene così abbinata con l’inserimento lavorativo e l’educazione alla sostenibilità.”

Daniela Luise
(Nodo IN.F.E.A. di Padova)


PDLaboratorio Territoriale Provinciale di Padova - Informambiente - Comune di Padova
Via dei Salici, 35 (Guizza) - 35124 Padova
Tel 049 8022488 - Fax 049 8022492
informambiente@comune.padova.it - www.padovanet.it

 

Nodo IN.F.E.A. ROVIGO

L’ORTO A SCUOLA

Nell’anno scolastico 2012-2013 il Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell'Azienda Ulss 18 di Rovigo (Responsabile dottoressa Fiorella Costa) e il mercato ortofrutticolo di Lusia (nella persona del Direttore Rossano Fontan) hanno promosso il progetto “L’orto a scuola”, coinvolgendo 20 scuole e oltre mille bambini tra i 12 mesi ed i 6 anni con l’obiettivo di promuovere un corretto stile di vita e di alimentazione.
Le scuole hanno potuto ritirare al mercato ortofrutticolo i materiali (kit da giardinaggio, vasi, piantine, semi, terriccio) per la coltivazione degli ortaggi che poi, una volta cresciuti, hanno potuto consumare nelle mense scolastiche.
Dall’inizio alla fine del progetto i bambini sono stati i veri protagonisti. Con le loro educatrici hanno lavorato alla realizzazione dell’orto a scuola a partire dalla semina fino ad arrivare al raccolto dei prodotti consumati poi nella mensa scolastica.

L'orto a scuola diventa uno strumento per le attività di educazione ad un corretto stile alimentare attraverso l'esperienza diretta della semina di ortaggi, della loro cura durante la maturazione fino al consumo nella mensa scolastica. I bambini nei mesi di aprile, maggio e giugno sono stati accolti dal Mercato di Lusia e dal suo staff per una visita guidata al mercato tra i prodotti coltivati localmente per non dimenticare l'importanza del territorio e le sue produzioni.

Dallo studio di sorveglianza nutrizionale “Okkio alla salute”, promosso e finanziato dal Ministero della Salute/CCM, si sottolinea l’insufficiente consumo di frutta e verdura da parte dei bambini: in età scolare il 27% dei bambini consuma frutta e verdura qualche volta a settimana, il 4% meno di una volta a settimana, il 7% mai. Dati che fanno riflettere se si considera che la piramide alimentare italiana suggerisce fortemente il consumo di cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura (tre frutti e due porzioni di verdura).

L’iniziantiva si ripeterà anche nell’anno scolastico 2013-2014.

Per maggiori informazioni contattare il Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell'Azienda Ulss 18 di Rovigo Tel 0425 393763

Selene Verzola
(Nodo IN.F.E.A. di Rovigo)


ROLaboratorio Territoriale Provinciale di Rovigo - Laboratorio Ambientale La.Terr.a - Legambiente Veneto
Viale della Pace, 5 - 4° piano - 45100 Rovigo
Tel 0425 386842 - Fax 0425 386800
laterra@agenda21polesine.it - infeaveneto.labrovigo.it

 

Nodo IN.F.E.A. TREVISO

Progetto Brutti ma Buoni, con le eccedenze “serviamo chi serve”.
La dispensa di Montebelluna distribuisce tonnellate di ortofrutta destinata allo smaltimento

Quanto si spreca, quanti alimenti si buttano, quanta merce ancora buona viene distrutta. Tutti noi sappiamo che stiamo vivendo in un periodo di sprechi: un periodo in cui le leggi del mercato prevalgono sull’etica e sul valore dell’equita’.
I dati sugli sprechi sono numerosi. Il 30% della superficie coltivata viene sprecata e distrutta mentre ciascuno di noi spreca mediamente 80 kg di cibo all’anno. Si calcola che in Italia ci siano oltre 6000 tonnellate di eccedenze che vengono smaltite a fronte di oltre 4 milioni di poveri del nostro Paese.
L' associazione Amici della Solidarietà e la cooperativa Solidarietà di Montebelluna dal 2006 hanno iniziato ad agire con il progetto "Brutti ma Buoni", ovvero il ritiro quotidiano di eccedenze presso un supermercato di Montebelluna. Merce buona le cui confezioni sono rovinate o ammaccate o merce prossima alla scadenza che per il supermercato risulterebbe da smaltire, da buttare perche’ invendibile. A seguito di opportuna organizzazione e rispetto delle norme, la merce viene ritirata e utilizzata presso i centro educativo di Solidarieta’, mediamente 210 kg di alimenti al mese tra yogurt, formaggi freschi, verdura, confezioni di pasta, cereali e barattoli vari.
A Luglio 2011 abbiamo iniziato a gestire le eccedenze ortofrutticole, donandole ad una rete di associazioni ed enti che si occupano di beneficenza e che seguono gli indigenti. Alla prima distribuzione erano presenti oltre 30 associazioni: numerose sedi della Caritas, parrocchie, associazioni legate al territorio. In 6 ore abbiamo distribuito 26 tonnellate di frutta. Merce di ottima qualita’ che non viene assorbita dal mercato e che attraverso la rete solidale permette un leggero abbattimento dei costi da parte dei produttori e un rimborso del trasporto attraverso un finanziamento erogato dalla Comunità Europea. In questo modo, con un’azione organizzata e di volontariato "serviamo chi serve": forniamo merce che altrimenti andrebbe distrutta.



In una prima fase di questo progetto, pensavamo di gestire 4 distribuzioni annue ma l'esponenziale richiesta e l'evidente stato di emergenza sociale hanno scosso le nostre coscienze e abbiamo così cercato di moltiplicare le forze cercando di fare di più. Abbiamo iniziato un’azione sinergica e di dialogo con enti istituzionali, come la Conferenza dei Sindaci, cioè con le Amministrazioni di molti Comuni della zona, con l'Ufficio di Gabinetto del Presidente della Provincia di Treviso e con l'Assessorato Regionale ai Servizi Sociali. Era importante informare le istituzioni di quanto stessimo facendo e conoscere gli eventuali interessi in un piano di azioni sinergiche per le politiche contro la povertà.
Nel 2011 l'Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Veneto, avviò un tavolo di lavoro per la gestione delle eccedenze come forme di aiuto agli indigenti, che ci vide membri attivi assieme a partners di Padova e Verona.
Il progetto Eccedenze Alimentari Treviso ( EAT ) ci vede capofila e partner di 5 altre realtà associative della provincia. Presentato al European Social Network a Dublino nel luglio 2013, il progetto ha ottenuto l'interesse di molti Paesi Membri per l'integrazione della gestione delle eccedenze da parte di categorie "fragili" in un’operazione in rete con numerosi soggetti e la matrice educational degli interventi: “servire chi serve” per fare squadra entrando ovunque per raccontare.

In quest'ottica di rete, abbiamo incontrato Fondazione VenetoBanca che ha condiviso i principi del nostro intervento e creduto che queste forme di aiuto potessero essere sostenute, dando un importante contributo per il progetto E.A.V. (Eccedenze Alimentari Veneto) ovvero lo sviluppo di distribuzioni di eccedenze ortofrutticole e alimenti conservabili. Nel 2013, grazie all’ intervento fattivo della Fondazione abbiamo avviato la terza fase del progetto con l’organizzazione di una sede stabile: la dispensa.
La dispensa è uno spazio fisico dedicato che permette le attività di carico, scarico e una veloce fase di stoccaggio, un luogo che si propone come svincolo tra l' eccedenza e la risorsa. La dispensa è la sede fisica dove arrivano oltre 90 mezzi delle differenti associazioni, che raggiungono Via Martinella a Montebelluna dai territori di Treviso, Venezia Vicenza e Belluno con i mezzi della Protezione Civile, con i furgoni della Caritas, con le automobili, etc. Le differenti Associazioni ed Enti di beneficenza, dopo essersi accreditati ritirano la merce la cui suddivisione è avvenuta in precedenza garantendo criteri di equità e trasparenza. La merce viene distribuita gratuitamente perchè segue una precisa catena di beneficenza e rispetta le normative che l'hanno generata.
La nostra catena organizzativa è retta sul volontariato e lotta con azioni di contenimento dello spreco a favore dei più bisognosi. Quello che per alcuni è scarto da smaltire, può diventare per altri risorsa: cibo gratuito.
Trattiamo eccedenze alimentari che sono sensibili alla stagionalità, questo significa che durante i mesi caldi l'agricoltura è più produttiva e ci possono essere maggiori eccedenze, ecco dunque che nei mesi di luglio e agosto abbiamo distribuito settimanalmente. Non possiamo scandire distribuzioni programmate a calendario ma garantiamo un’organizzazione razionale ed aperta a tutti i soggetti associativi indipendentemente dal credo, dal colore o appartenenza. Crediamo che il bisogno sia trasversale e l’uomo sia il denominatore comune.

Per far conoscere questa nostra esperienza e, allo stesso tempo, diffondere la cultura tra i più giovani contro gli sprechi in particolare quelli alimentari ci siamo dati da fare anche sul fronte educational e proponiamo interventi a carattere informativo gratuiti rivolti a scuole di ogni ordine e grado, università e associazioni che intendano diffondere il principio dell’uso razionale delle risorse alimentari. Nell’anno scolastico 2012/2013 abbiamo incontrato oltre 250 alunni organizzando eventi informativi e di sensibilizzazione coinvolgendo oltre 700 persone. A tal fine è stato realizzato uno spot e un breve cortometraggio visionabile

Guardando il futuro crediamo che il buon senso di molti, possa aiutare ad usare le risorse disponibili in maniera più razionale e sostenibile.

Dott.ssa Sara Maraschin
Presidente Associazione
AMICI DELLA SOLIDARIETA'


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Nodo IN.F.E.A. VICENZA

“Fuori di Zucca”: un sostegno sociale e per l'ambiente

Dal 6 novembre 2013 la Cooperativa Sociale I Berici ha aperto presso la sua sede sotto lo Stadio Menti “Fuori di Zucca”, un negozio di frutta, verdura e trasformati provenienti da colture biologiche, a km zero e con prodotti derivanti da agricoltura sociale. Il progetto infatti è nato con l’obiettivo di sostenere le fattorie sociali del territorio attraverso la vendita e la distribuzione dei loro prodotti, favorendo così l'inclusione sociale di persone in situazione di svantaggio. La Cooperativa I Berici è impegnata già dal 2006 in progetti di agricoltura sociale (www.asineriasociale.it, www.coopiberici.it) presso l’Azienda agricola La Pachamama di Marostica E l’azienda Il Campo dell’Allodola di Vicenza.


Oltre che di alto valore etico i prodotti venduti a Fuori di Zucca sono sempre stagionali, per evitare forzature ai terreni o l’utilizzo di tecniche produttive impattanti e rispettando i cicli naturali; sono biologici certificati, perché il rispetto della terra coincide con il rispetto delle persone ospitate dalle fattorie sociali e dei consumatori; sono a km zero, e riducono al minimo le emissioni dovute ai trasporti.

 

Tommaso Simionato
Coop. Sociale "I Berici"

 

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